INAUGURAZIONE DEL

DIPARTIMENTO DI INFORMATICA

Discorso Rettore

12 giugno 2003

 

 

 

Il 17 novembre 1969 Alessandro Faedo, Rettore in quegli anni dell’Università di Pisa, inaugurò il Corso di Laurea in Scienze dell’Informazione parlando di un “nuovo fresco ramo spuntato sul tronco plurisecolare dell’Ateneo pisano”. In quell’occasione Faedo si rivolgeva agli studenti appena iscritti al nuovo Corso di Laurea e prospettava loro un brillante futuro, “con la certezza, concludeva, che la via che avete scelto è quella dell’avvenire.”

 

Dopo trentaquattro anni possiamo dire che Alessandro Faedo aveva visto lontano. Le Scienze dell’Informazione sono oggi uno dei rami scientifici e tecnologici più importanti dell’epoca e uno dei settori di ricerca e di formazione più significativi del nostro ateneo.

 

La storia del Corso di Laurea e del Dipartimento di Informatica pisani è una storia gloriosa e vale la pena di ricordarla. Sia il Corso di Laurea in Scienze dell’Informazione sia l’Istituto di informatica sono stati i primi in italia e tra i primi in Europa. L’Istituto di informatica è stato anch’esso fondato nel 1969, nella sede di CorsoItalia 40, da Antonio Grasselli. Ma la tradizione è anche più antica. L’avventura dell'Informatica a Pisa, infatti, inizia nel 1953 quando le provincie di Pisa, Lucca e Livorno, per merito del Senatore Maccarone, misero a disposizione dell’Università di Pisa 150 milioni per realizzare un elettrosincrotone. Questo venne poi costruito a Frascati. Ma la somma destinata all’Università fu confermata per altri progetti e gli studiosi che avevano pensato all’elettrosincrotone chiesero a Enrico Fermi, nel corso dell’ultima visita che egli fece in Italia nel 1954, un consiglio su che cosa realizzare con la somma a disposizione. Fermi fu subito sicuro e suggerì: “Costruitevi un calcolatore elettronico!”. Un gruppo di lavoro formato dal professor Conversi (fisico), Tiberio (elettronico) e Faedo (matematico) e da giovani studiosi costruì il primo calcolatore elettronico italiano (la famosa CEP, Calcolatrice Elettronica Pisana). In parallelo operava a Barbaricina un gruppo di lavoro guidato dal professor Chu che progettava la linea di calcolatori ELEA dell’Olivetti.

 

In seguito il gruppo universitario non si disperse e confluì nel Centro di Studi sulle Calcolatrici elettroniche, diventato poi Istituto per l’Elaborazione dell’Informazione (IEI), istituto di ricerca del CNR, al quale si affiancò qualche anno dopo il CNUCE, Centro Nazionale Universitario di Calcolo Elettronico, laboratorio sperimentale cui si appoggiò anche il neonato Corso di Laurea e cui la IBM-Italia contribuì con uno dei più grandi calcolatori del tempo (un 7090).

 

A Pisa è nato quindi uno dei primi gruppi universitari italiani che hanno cominciato a studiare tematicamente l’Informatica e le Scienze dell’Informazione. Questo fatto ha posto Pisa in una posizione di primo piano nel panorama universitario e di ricerca italiano: a distanza di brevissimo tempo altre università italiane riuscirono a istituire analoghi Corsi di Laurea e Pisa ha contribuito alla formazione di studiosi che sono diventati professori in molte altre università.  Il Dottorarto in Informatica, anch’esso il primo in italia, è stato istituito nel 1973.

 

Le Scienze dell’Informazione costituiscono una delle discipline che hanno avuto il maggior sviluppo nel corso degli ultimi trenta anni in ogni luogo. In un quadro storicamente molto diverso da quello delle origini,  le qualità e le capacità della nostra Università sono state di nuovo ricordate, solo alcuni giorni fa, da Gianfranco Bazzigaluppi, manager of University Relations dell’Ibm Italia, in un articolo apparso sul Sole 24 Ore @alfa: “Non vi è discussione sul fatto che occorra investire più fondi nella ricerca in Italia”. Il fatto è - egli dice – che “i ricercatori e i finanziamenti vanno dove v’è eccellenza. Quello dell’informatica è un mercato sufficientemente trasparente e non sempre dominato dalla dimensione. Su ben specifiche nicchie si può essere eccellenti e competitivi in un mercato globale anche partendo dall’Università di Pisa.”

 

Se consideriamo le Scienze dell’Informazione e le loro applicazioni da un angolo visuale generale, non esclusivamente disciplinare, dobbiamo riconoscere che esse hanno enormemente contribuito a confermare la natura stessa del sapere scientifico, il suo carattere di attività aperta e comunicativa e non racchiudibile in comparti locali e confini nazionali. D’altra parte, anche il carattere dell’innovazione che si sta affermando nell’ambito della produzione dell’Informatica e della Information Technology ha probabilmente, in rapporto a certi ambiti tematici, come per esempio quello della protezione delle “scoperte”, una significatività abbastanza generale:  “La velocità con cui le innovazioni si susseguono – dice ancora Bazzigaluppi - rende spesso meno importante proteggere la singola scoperta che proteggere il processo che ne genera continuamente di nuove.”

 

Contemporaneamente, la rapidità e l’estensione degli usi applicativi delle Scienze dell’Informazione propongono non solo alla ‘comunità dei dotti’, ma alla società in generale, il problema della differenza tra ciò che è informazione, ossia effettiva comunicazione di cognizioni, di sensi e di significati e ciò che spesso è solo ridondanza di comunicazioni e ripetitività del già noto.

 

Questo ci porta molto vicino a un tema che sembra essere un tema generale nella nostra epoca, il tema dell’etica - tema pervasivo anche nelle scienze e nella tecnologia, come sappiamo, e che ci riguarda direttamente come formatori: penso qui alla nostra capacità di valutazione – di autovalutazione e di autogiudizio – con riferimento non solo al rigore intellettuale nell’attività di ricerca, ma anche alla trasmissione di una disposizione mentale caratterizzata da consapevolezza e criticità.

 

E’ indubbio che il Dipartimento di Informatica del quale inauguriamo oggi, con la partecipazione di studiosi non solo pisani, ai quali rivolgo il mio saluto, la nuova sede abbia le potenzialità di uno sviluppo nei prossimi anni degno della propria tradizione e all’altezza di essa. Tale sviluppo passerà probabilmente attraverso una crescente interazione con gruppi di ricerca attivi in altre discipline. Porsi come obiettivo il solo progresso tecnologico dell’Information Technology potrebbe avere come risultato un appiattimento sulle linee di attività già perseguite con mezzi assai maggiori da molte aziende che operano nel settore. Ma possiamo prevedere che nei prossimi anni lo sviluppo delle nuove tecnologie sarà fondato soprattutto su di una crescente intelligenza dei mezzi: il che tanto richiederà quanto imporrà passi ulteriori nella interdisciplinarità della ricerca, poiché la ricerca di base su nuovi materiali per l’elettronica e la ricerca per le loro applicazioni dovranno procedere in stretta connessione e spesso di concerto. Del resto, la necessità di una interdisciplinarità del tutto aperta è già nelle cose di oggi, come mostrano lo studio in nuove applicazioni, per esempio la storiografia e la critica delle arti, la giurisprudenza della riservatezza e delle garanzie dell’integrità dei dati e taluni rami delle scienze biomediche.

 

Il nostro Dipartimento e i nostri Corsi di studio in Informatica, dalle lauree al Dottorato, godono di un considerevole prestigio nell’ambito delle istituzioni accademiche e dei centri di ricerca italiani e non solo italiani. Ne consegue un non piccolo potere accademico che determina un ruolo di notevole rilievo nella formazione e nella selezione della classe docente dell’area.

 

Con questa consapevolezza – che è una nostra consapevolezza e deve quindi essere anche una dichiarazione di assunzione di responsabilità – auguro il miglior esito a questi giorni non solo di celebrazioni, ma anche di lavoro, con i quali il Direttore Montanari ha progettato di inaugurare la nuova sede del Dipartimento di Informatica dell’Università di Pisa.